La storia del nostro Fundraiser

FABIO TERRAGNI

Quando la forza del gruppo dà senso a ogni chilometro.

Quali sono le emozioni più grandi che provi lungo il percorso e durante la preparazione con il gruppo?
Le emozioni più grandi in assoluto le provo proprio durante la preparazione delle persone con disabilità in vista della maratona. È incredibile vedere come tutti insieme ci si animi per correre la gara… una distanza che sarebbe una montagna invalicabile per la maggior parte delle persone che frequentano RunChallenge, che è un gruppo di corsa aperto a tutte le abilità. Ma insieme ce la facciamo! E vedere la gioia più genuina sprizzare dalla pelle di tutto il gruppo a fine maratona, beh, è un’emozione indescrivibile. Una scarica immensa di felicità!

Fabio, correre la maratona con RunChallenge è un percorso che fai da anni. Come hai vissuto e come vivi questa esperienza?
Correre insieme sin dall’inizio del progetto RunChallenge è stata una grande esperienza di vita. Attraverso lo sport siamo riusciti, tutti insieme, a creare una comunità, una famiglia in cui regnano armonia, amore e solidarietà. Lo sport, e nella fattispecie il running, è diventato un modo per “veicolare” molto efficientemente un modo di essere e di vedere la vita. È un percorso che ti porta a porti domande fondamentali: “cosa ci faccio io in questo mondo?” e “chi sono io in relazione agli altri?”.

Siamo un gruppo molto “disomogeneo”, ma questa qualità, da potenziale fonte di debolezza, è stata trasformata in una forza aggregativa, propulsiva ed esplosiva. Ho avuto il privilegio di stringere amicizia con persone che non avrei mai potuto immaginare di incontrare nella mia vita. È un’esperienza travolgente, che riposiziona l’essere umano e le sue relazioni al centro del mondo. Un progetto talmente forte che da via della Moscova a Milano ha coinvolto altre persone in giro per l’Italia e per l’Europa, dove sono nati altri Gruppi RunChallenge. Insomma, una speranza viva che il mondo possa essere migliore. Un messaggio di speranza soprattutto per le generazioni future.

Quali sono state le tue motivazioni iniziali e come si è sviluppato questo legame così profondo con la causa di RunChallenge?
Quando ho iniziato a correre col gruppo, ormai approssimativamente dieci anni fa, l’ho fatto semplicemente per trovare una forma fisica migliore.

Direi che da quel punto di vista il progetto è riuscito alla grande, dato che sono passato dal divano a correre le mezze maratone, poi le maratone, fino ai verticals e alle corse in montagna… il tutto nel giro di due anni! L’aver acquisito una buona forma fisica mi ha poi permesso di fare la cosa più importante: affiancare e supportare persone con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale accompagnandole a tagliare il traguardo.

Una cosa che per loro era impensabile e che si è invece realizzata, riempiendoli di una forte dose di autostima e gli ha permesso di affrontare la loro vita in modo molto più sereno.

Un pilastro fondamentale del Charity Program è il fundraising. Tu sei riuscito a coinvolgere straordinariamente la tua azienda e la tua rete di contatti: come ci sei riuscito?
In realtà si è svolto tutto in maniera molto naturale. Parlando nelle più diverse occasioni sia con le persone che lavorano con me in azienda, sia con i nostri clienti e fornitori, restano tutti sempre folgorati dall’entusiasmo con cui racconto il progetto e i benefici che apporta a tutti i partecipanti, nessuno escluso. Ti rendi conto che anche nella tua rete di contatti lavorativi c’è tanta gente che immagina e sogna un mondo “diverso”. Questo vale sia in Italia sia in giro per il mondo. Per me è stato quasi scioccante l’incontro casuale avvenuto via web con un nostro attuale cliente del Minnesota (USA), la MDI (Minnesota Diversified Industry). Ci avevano contattato inizialmente per avere informazioni su un impianto industriale di nostra produzione ma, quando ci siamo incontrati di persona, ci siamo resi conto che entrambe le aziende avevano la stessa “diversa” visione del mondo: un mondo inclusivo, aperto, pieno di amore e solidarietà.